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sabato 25 dicembre 2010

Ma è esistita davvero la stella cometa?

Oggi è Natale, ed in ogni presepe del mondo, sopra la grotta o sulla punta dell’albero addobbato per la festa, trova posto una luminosa stella cometa con tanto di coda.
La tradizione vuole che i re Magi fossero stati guidati nel luogo dove nacque Gesù proprio da una luminosa cometa, messaggero dello straordinario evento. Ma quanto c’è di verificabile, dal punto di vista astronomico, in questa affascinante rappresentazione? La stella dei Magi è esistita davvero?

L’interesse degli astronomi per la stella di Betlemme è sempre stato vivo e non accenna a diminuire: dopo duemila anni si susseguono ancora interpretazioni e studi al riguardo. Vediamo cosa si conosce di preciso
Secondo quanto riportato dal Vangelo di Matteo il fenomeno astronomico osservato dai Magi fu si importante ma non certo eclatante. Da perfetti conoscitori della volta celeste quali erano, i Magi sicuramente si resero conto che ciò che videro, nel loro lungo viaggio da Babilonia a Betlemme, era qualcosa di importante per la propria esperienza di studiosi del cielo, anche se poi, a livello popolare, poteva passare del tutto inosservato.

Ecco dunque perché furono i Magi a vedere “la stella” e non altri: solo loro erano in grado, come esperti osservatori delle stelle, di apprezzarne la particolarità. La loro presenza nel racconto della natività serve anche a mostrare la “scienza” che si inchina ai disegni celesti.

Dunque una stella e non una cometa con la coda.

Si comincia a parlare insistentemente di un astro chiomato solo a partire dal 1300, tanto che Giotto osservò personalmente l’apparizione ai suoi tempi della cometa di Halley e la dipinse sulla scena della natività nella Cappella degli Scrovegni a Padova nel 1301.

L’astro chiomato sul quale maggiore si è posta l’attenzione degli storici è stato proprio la cometa di Halley, non per nulla la più conosciuta. Ma da verifiche delle date si evince come sia poco probabile che la cometa di Halley possa essere stata la “stella di Natale”a causa dell’incongruenza di fondo tra la sua apparizione e la data di nascita di Cristo che non è cronologicamente risolvibile.

Un’altra ipotesi venne formulata dall’astronomo polacco Keplero che nel 1604 osservò l’esplosione di una supernova, ma anche questa ipotesi dovette essere scartata: il fenomeno osservato dai Magi dura molti mesi mentre una supernova è in condizioni di massima luminosità solo poche settimane.

Keplero cercò quindi soluzioni alternative intuendo una possibilità nuova e molto accattivante.

Lui stesso osservò una spettacolare congiunzione tra Giove e Saturno avvenuta nella costellazione dei Pesci alcuni giorni prima del Natale del 1603 e facendo dei conti a ritroso si rese conto che un simile fenomeno era avvenuto anche nel 7 a.C. e poteva benissimo avere avuto un grande significato simbolico per i Magi.

Negli anni ‘70 l’astronomo inglese dell’università di Sheffield, David Hughes, ha ricostruto l’evento con estrema ed anglosassone precisione.

I Magi avrebbero previsto in anticipo le tre date del massimo avvicinamento di Giove e Saturno, cioè il 27 maggio, il 6 ottobre e il 1 dicembre del 7 a.c. Essi avrebbero interpretato la visibilità dei pianeti all’opposizione, cioè a partire dalla sera, come la data di nascita del Messia.

Questo evento si verificava intorno alla metà di settembre: così essi avrebbero intrapreso il viaggio durante l’estate ed avrebbero raggiunto Gerusalemme nel mese di novembre. Una volta giunti nella città furono interrogati da Erode, incuriosito dal loro viaggio. I Magi avrebbero rilevato oltre alla probabile data di nascita di Gesù anche il fatto che i due pianeti erano prospetticamente vicini in cielo già dalla primavera precedente.

Fu per questa notizia che Erode decise, per mettersi al sicuro riguardo alla venuta di un nuovo re che lo avrebbe detronizzato, di mettere a morte tutti i bambini di Betlemme al di sotto dei due anni.
Secondo Fred Grosse, docente di fisica e astronomia alla Susquehanna University di Selinsgrove (USA), una particolare teoria potrebbe svelare l’arcano.

Grosse ipotizza che il forte bagliore colto nei cieli d’oriente possa essere stato causato da una Nova, o da una Supernova: corpi celesti estremamente luminosi che compaiono in cielo per una breve durata di tempo. «Alcuni osservatori delle stelle segnalarono, nel 1006, un corpo celeste luminoso quasi quanto il sole, e visibile ad occhio nudo per almeno un paio d’anni nei cieli notturni». Secondo alcuni documenti recuperati in Cina, una “stella temporanea” apparve nel cielo intorno agli anni della nascita di Gesù, tra il 4 e il 5 prima dell’Era Volgare.

Forse non sapremo mai se ciò che raccontano le Sacre Scritture sia realmente autentico, o il frutto di numerose stratificazioni culturali che hanno trovato la loro sintesi nei Vangeli. È indubbio, però, che un evento nella volta celeste sconvolse in quegli anni la vita di numerose persone. Ciò vale per la Scienza, materiale e razionale, quanto per i percorsi di fede dei credenti che a quel punto luminoso attribuiscono un particolare valore trascendentale.

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