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giovedì 26 novembre 2009

Clamoroso: ritrovata ad Avellino un’opera di Escher. Soggetto? Il Mostro di Loch Ness

In un paesino dell’avellinese ritrovata un’opera attribuibile al famoso pittore olandese M.C. Escher. Il soggetto? Il mostro di Loch Ness che riemerge dalle acque richiamato dal suono di un flauto. Il quadro, datato 18 gennaio 1949, che reca anche una dedica a firma di Escher, è attualmente depositato presso lo studio dell’avvocato Giuseppe Nardiello che si è anche occupato delle verifiche sull’autenticità dell’opera. La perizia giurata è depositata presso il Tribunale di Roma. Bufala o clamorosa scoperta?




Se fosse autentico varrebbe una cifra da capogiro. Ma soprattutto dimostrerebbe che “lui” vide il mostro. Il problema che questa non è una storia facile facile. E forse vale la pena raccontarla. Non foss’altro per provare a capirci qualcosa. Così. Per quel piacere pruriginoso che si chiama mistero.


Partiamo dall’inizio. Dalla cronaca. Quella semplice. Quella che vede un piccolo paese dell’avellinese contro mezza Olanda. E un poliziotto della polstrada contro la M.C. Escher Foundation, un colosso del mondo dell’arte che gestisce l’immagine, i diritti e le opere di uno dei più famosi ed enigmatici artisti di tutti i tempi: Maurits Cornelis Escher.
Dobbiamo partire da qui, fare qualche passo indietro nel tempo, e come per incanto ci ritroviamo alle pendici del Terminio, sui Monti Picentini, in un paesino di poco più di 4.000 abitanti che si chiama Volturara ed è in provincia di Avellino. In Campania.
Ecco, è proprio da qui, da questo pugno di case con i tetti spioventi, con la neve, i lupi e tutto il resto che comincia la nostra storia. Una storia curiosa che ha per protagonista nientemeno che un mostro. Ma non un mostro qualunque: il mostro per antonomasia, il mostro di Loch Ness.
Gesio, il poliziotto e un dragone che si chiama Nessie

Siamo nel 2005. Volturara si vive i suoi tempi lenti, da paese di montagna. Il bar, la chiesa, il municipio, le chiacchiere e i racconti da caminetto. Ma anche i fantasmi, le “paure” che riscaldano le notti davanti al fuoco, le leggende. In paese ce n’è una che si saranno raccontati mille volte.

Quella di Gesio, il cavaliere temerario che sconfisse un dragone.

Storie antiche, da bambini con gli occhi sgranati. Ma anche storie già sentite mille volte, che ogni tanto ti viene anche un po’ da sbadigliare.
Poi, al bar, in un giorno qualsiasi, arriva un poliziotto che in paese conoscono tutti, si siede, guarda gli amici di sempre e comincia a raccontarne una nuova, di storia. E come per magia Gesio e il dragone riprendono vita, cambiano nomi e volti e nessuno, proprio nessuno, sbadiglia più.
Il poliziotto si chiama Raffaele De Feo, e la sua storia è alchimia. Allo stato puro. Gli ingredienti ci sono tutti per rimanere ad ascoltarlo per ore. Una soffitta abbandonata, la casa della vecchia madre, le foto di un viaggio in Svizzera, e un vecchio quadro che qualcuno aveva donato ai suoi genitori una cinquantina di anni fa.
Un quadro “strano”, realizzato a carboncino, che raffigura un animale fantastico, dal collo allungato che ricorda quello di Nessie. Di spalle un’altra curiosa figura. Un uomo nero che suona il flauto tenendo in scacco la “bestia”.
Basterebbe solo questo per riscaldare una notte d’inverno. De Feo, il poliziotto, quel quadro lo ha trovato nella soffitta della madre e non gli ha dato tanto peso. Poi, però… Poi, però… “l’ho aperto, ho tolto la cornice, e dietro al foglio sul quale era stato disegnato Nessie e l’uomo nero c’era una dedica e una firma…”.
Una dedica e una firma. “Di cuore, ad un amichevole ricordo”, M.C. Escher.
Capito? Maurits Cornelis Escher, Mauk, il pittore/matematico, l’incisore, il grande grafico olandese al quale è stato dedicato addirittura un asteroide (4444 Escher) e le cui opere oggi valgono una fortuna.
Capito? Se quel quadro fosse autentico De Feo sarebbe un uomo d’oro.


Mauk, il pittore matematico


La storia è semplice semplice.

Raffaele De Feo, in servizio alla Polstrada di Avellino, trova lo “strano quadro” nella soffitta di famiglia. Un’opera in carboncino, datata 18 gennaio 1949. Il quadro sarebbe stato donato alla madre di De Feo da un’anziana signora svizzera come omaggio per la sua amorevole assistenza. Nel 1958, infatti, la signora De Feo prestò servizio presso la casa di questa dama che alla fine del rapporto di lavoro decise, forse troppo frettolosamente, di donarle l’opera.


Inutile dire che da quel ritrovamento la vita di De Feo è cambiata. Ma forse non in meglio. Nel senso che l’attribuzione del quadro è stata lunga e faticosa, e proprio mentre il Tribunale di Roma, con una perizia di un’esperta, Anna Petrecchia, sembrava dare credito alle speranze del poliziotto e di tutto il paesino di Volturara, la fondazione che si occupa dell’eredità artistica di Escher ha bollato il quadro come un falso.

Una falso. Ma ci sono ancora troppe domande

Una doccia fredda per il nostro De Feo che però si chiede come si faccia a dichiarare falso un quadro che non si è neanche visionato. Già, perché dall’Olanda hanno fatto la voce grossa, si sono anche infastiditi oltre misura, ma non hanno mandato nessun perito a vedere il Mostro di Escher che riemerge dalle acque richiamato dal suono di un flauto.

Eppure l’artista olandese non era estraneo a queste suggestioni. In “Gravità”, una delle sue opere più famose, dei rettili multicolori sporgono le loro teste da un possibile dodecaedro stellato. E a guardare l’incredibile elenco dei suoi dipinti la magia, i fantasmi, i rettili e le metamorfosi sono presenti in quasi tutte le opere. E allora perché bruciare senza appello, e senza controprova, una possibilità del genere?

tratto da: http://www.gialli.it/

1 commenti:

Ho trovato la foto e la perizia
di autenticita' dell'Inedito di
Escher su

internet: Irpinianews Escher

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