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lunedì 2 agosto 2010

Scudo magnetico proteggerà gli astronauti diretti verso Marte

Viaggiare verso Marte è un'impresa non da poco. L'attenzione viene spesso rivolta agli aspetti psicologici del viaggio, che di certo non vanno trascurati. Si parla poi di cibo, acqua, carburante per il viaggio di andata e di ritorno. Ma poche volte si accenna al rischio radioattivo.


Nello spazio, i futuri astronauti diretti verso Marte o verso qualunque altro corpo esterno al nostro sistema Terra-Luna si troverà ad affrontare un bombardamento costante di particelle radioattive che, se non sufficientemente deviate per evitare di attraversare la nave spaziale e gli astronauti in essa contenuti, porterebbero a morte certa (ed orribile) l'intero equipaggio.

Come risolvere il problema? Un team di scienziati del Rutherford Appleton Laboratory di Oxford ha appena scoperto una metodologia che potrebbe risolvere il problema delle radiazioni. E' stato dimostrato come un magnete non più grosso di un un pollice possa deflettere il flusso di particelle che compongono, ad esempio, il vento solare.

Ecco che si apre una nuova speranza per i viaggi spaziali con equipaggio umano. "La radiazione spaziale è l'unica in grado di fermare l'esplorazione umana dello spazio" spiega Ruth Bamford del RAL. "I nostri esperimenti dimostrano che ci sono diversi modi per evitare questo problema".

L'idea non è propriamente innovativa. Anzi, prende ispirazione direttamente dal nostro pianeta: un nucleo di ferro fuso consente alla Terra di avere la cosidetta magnetosfera, un campo magnetico che avvolge la Terra ed aiuta a deflettere il vento solare; se così non fosse, la superficie del nostro mondo sarebbe inondata da radiazioni letali per ogni forma di vita.

La magnetosfera protegge anche gli astronauti in orbita attorno alla Terra, e si estende fino ad alcune porzioni della Luna in determinati periodi. Quando tuttavia ci avventuriamo verso un pianeta come Marte, dobbiamo fare i conti con una radiazione di molto superiore a quella sperimentabile nelle vicinanze del nostro pianeta.

Per proteggere da questo letale bombardamento di particelle, l'idea è quindi quella di utilizzare un magnete. Il lampo di genio venne al celebre Wernher von Braun negli anni '60, ma lui stesso la considerò impraticabile per via delle dimensioni del magnete. Dimensioni che, tuttavia, il RAL ha dimostrato non essere affatto il problema.

L'idea è quella di sfruttare le particelle elettricamente cariche del vento solare per farle interagire con un magnete. Osservando un magnete di 2,5 centimetri di diametro in sospensione in una camera a vuoto cilindrica, il plasma supersonico che veniva "sparato" contro il magnete veniva deviato.

Le sonde inserite nel cilindro di plasma hanno mostrato che le linee magnetiche creavano una sorta di mini-magnetosfera, e che l'interazione del plasma con questa mini-magnetosfera provocava un cambiamento nella densità delle particelle. Il campo del magnete, insomma, creava una bolla di 25 millimetri dalla sua superficie, che lo ha protetto dal bombardamento del plasma. "Il plasma elettricamente carico non solo ha aggirato il magnete, ma c'era una vera e propria cavità che si poteva vedere ad occhio nudo" afferma Bamford.

Questa è una scoperta rivoluzionaria che può far ripensare all'esplorazione umana dello spazio, ed elimina uno dei pericoli principali, se non il maggiore, dell'avventurarsi all'esterno della magnetosfera.

Si era inizialmente puntato allo sviluppo di farmaci in grado di ridurre l'effetto di queste radiazioni spaziali, o addirittura riparare parti danneggiate del DNA. Un'altra proposta era quella di una pesante schermatura fatta di metallo o di serbatoi d'acqua, per fermare il vento solare imitanto l'effetto dell'atmosfera terrestre.

Ma con questa scoperta si potrebbe rivoluzionare il design delle future navi interplanetarie, e spingere l'esplorazione umana dello spazio verso un livello superiore.

L'idea di Bamford è quella di creare una magnetosfera artificiale che si estenda per qualche centinaio di metri oltre la nave spaziale, utilizzando congiuntamente delle schermature di tipo tradizionale. "Se si va fuori sotto la pioggia, si può indossare un impermeabile e portare anche un ombrello" afferma Bamford. "Questa è la mini-magnetosfera: un ombrello sorretto da un campo magnetico, Anche se schermasse soltanto il 50% delle particelle solari, potrebbe comunque aiutare a proteggere uno schermo di grande massa, contribuendo a renderlo più leggero".

tratto da: http://www.ditadifulmine.com/

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