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lunedì 8 marzo 2010

Paradosso di fermi: sentenza di morte?

Quante stelle ci sono nella Via Lattea, la nostra splendida galassia? Vi sorprenderà (o forse no) che si stima ce ne siano circa 250 miliardi. Duecentocinquanta miliardi, è già lungo da scrivere e pronunciare, immaginate contarle tutte.




Sono miliardi di sfere roventi di gas e metallo fuso, pulsanti o stabili, super-giganti o nane; e ciascuna di esse ha la probabilità, che di anno in anno cresce statisticamente, di ospitare un sistema planetario.





Molte di queste stelle sono sistemi binari, per cui se ci trovassimo su un ipotetico pianeta che ruota attorno ad una di esse potremmo assistere a due albe, o ad un'alba ed un tramonto con due astri splendenti che si alzano nel cielo.

E' già stupefacente pensare che queste meraviglie possano esistere, una forma di "arte universale"; diviene ancora più incredibile se pensiamo che una frazione di queste stelle, la frazione attorno alla quale orbitano dei pianeti, possano essere ammirate da esseri viventi che si stanno ponendo le stesse nostre domande circa la nascita del cosmo e la bellezza dell'universo. O potrebbero addirittura aver già chiarito molti degli interrogativi che tengono in scacco la nostra scienza.



Se infatti pensiamo all'età del nostro Sistema Solare, circa 5 miliardi di anni, ci rendiamo conto che in un universo vasto oltre 13 miliardi di anni luce siamo tra gli ultimi venuti, dei fanciulletti che muovono i primi passi verso le stelle.



Alcuni, come Milan Cirkovic dell' Osservatorio Astronomico di Belgrado, hanno ipotizzato che potrebbero esistere civiltà extraterrestri che, contrariamente alla nostra, avrebbero alle spalle un'evoluzione di oltre 1,8 miliardi di anni superiore alla nostra. Se paragonata con la storia dell' uomo, ci rendiamo conto che siamo soltanti dei neonati di fronte ad una civiltà che esiste da quando, sulla Terra, si facevano strada negli oceani le prime forme di vita microscopiche.



La vita media di un pianeta della Via Lattea infatti è di circa 1,8 miliardi di anni superiore all'età della Terra e dell' intero Sistema Solare, lasciando pensare che possano esistere civiltà extraterrestri che abbiano un vantaggio evolutivo e tecnologico pari allo scarto di età che il loro pianeta ha nei confronti del nostro.



Ecco che però torna lo spettro del paradosso di Fermi. Come mai queste civiltà extraterrestri, che avrebbero alle spalle un'evoluzione tecnologica superiore alla nostra di oltre un miliardo di anni, non hanno ancora dato modo di farsi trovare? O meglio ancora, perchè non si sono mosse loro stesse per venire ad incontrarci?



Come prima cosa, dovremmo "abbassare le ali" e renderci conto che se davvero esistono creature extraterrestri evolute (senza contare la certezza quasi matematica dell'esistenza di vita extraterrestre in diversi stadi "primitivi"), la vita non è una cosa così rara nell'universo, e pensare che la Terra sia un luogo che valga la pena visitare prima di altri è un po' da presuntuosi.



Superata la presunzione però, il dilemma resiste: perchè non li abbiamo ancora notati, questi extraterrestri?



Le ipotesi avanzate sono principalmente tre, e sono state recentemente riproposte da Mike Treder, del Center for Responsible Nanotechnology:



a) Siamo i primi esseri intelligenti in grado di far rilevare la nostra presenza dallo spazio, e di lasciare il nostro pianeta.

b) Sono esistite, ed esistono tuttora, molte civiltà avanzate, ma si sono evolute in modo tale che rilevarle potrebbe essere impossibile con le strumentazioni in nostro possesso.

c) Sono esistite civiltà extraterrestri, ma per la loro somiglianza con la psicologia autodistruttiva umana e l'impossibilità di valicare certi limiti fisici, si sono annientate da sole prima che potessero raggiungerci.



La prima ipotesi potrebbe essere esclusa. Non c'è niente di speciale nell'essere umano che possa far pensare che sia la creatura più evoluta dell'intero universo, anche solo della nostra galassia. Statisticamente parlando, ci sono di certo altri pianeti capaci si supportare diverse forme di vita intelligenti, ipotizzare il contrario sarebbe andare contro al buon senso.



Per l'ipotesi B invece, sebbene sia stato affermato che possa sfidare ogni logica, personalmente la ritengo più probabile della A. Ci sarebbe da chiedersi perchè migliaia, o forse milioni di civiltà extraterrestri evolute possano aver intrapreso una strada che le ha portate ad essere non rilevabili; ma se pensiamo che solo ora stiamo iniziando a capire alcune meccaniche cosmiche come la materia oscura, e a fare ipotesi sul multiverso, potrebbe (POTREBBE) essere un'idea non così assurda.



Un'altra spiegazione probabile invece, sia per Treder che per me (anche se il mio parere vale ben poco) è la C: se la regola della "sopravvivenza del più performante" vale anche su altri mondi, la nostra natura belligerante ed in costante lotta per la sopravvivenza (o per la supremazia, vedetela come volete) potrebbe aver condotto queste ipotetiche civiltà extraterrestri verso sentieri che non hanno ritorno. Bene o male quello che potrebbe accadere alla Terra nei prossimi 100 anni.



"Forse la cosa più inquietante del Paradosso di Fermi è cosa suggerisce per il futuro della civiltà umana. Principalmente, non abbiamo futuro oltre i confini della Terra, e probabilmente siamo destinati all'estinzione. La nanotecnologia potrebbe giocare un ruolo nel prevenire questa estinzione? O, molto più cupamente, è destinata ad essere uno strumento per eseguire l'inevitabile condanna a morte dell' umanità?" afferma (da vero "gufo") Mike Treder.



E continua "Qualunque civiltà che sia venuta prima di noi non è stata in grado di superare il blocco cosmico. Si sono distrutte, o sono limitate a tal punto che ogni via di espansione nell'universo visibile è preclusa. Se è questo il caso - e sembra che sia la spiegazione più probabile al Paradosso di Fermi - ci sono alcune leggi immutabili che anche noi dobbiamo aspettarci di incontrare prima o poi. Effettivamente siamo condannati a morte, o nella migliore delle ipotesi a vivere una vita da prigionieri in una bolla spaziale. La produzione di micro-macchine può consentire un accentramento di potere così marcato da poter rappresentare sia un'arma terminale che una schiavitù permanente per il genere umano. Sicuro, questo suona terribilmente apocalittico, ma vale la pena di considerare che gli avvertimenti che abbiamo sentito all'inizio della corsa all'atomica, ed il rischio reale durante la Guerra Fredda, non sono stati altro che precursori di una minaccia più grande rappresentata dalle armi nanotecnologiche e dai loro strumenti di sorveglianza e controllo".



Di certo Treder è molto rassicurante con le sue parole, ma prima di bollarle come quelle di una persona fin troppo preoccupata per l'umanità, farei un paio di riflessioni su come la razza umana, nel corso della storia, abbia ampiamente dimostrato di essere capace di tramutare scoperte potenzialmente sconvolgenti per il bene della nostra civiltà in armi letali, costruite per annientare.



E' da millenni che l'essere umano cerca di trovare modi sempre più performanti per uccidere il prossimo. Basti pensare che il governo americano spende nella Difesa 8 volte il budget stanziato per dare un'istruzione alle generazioni future. E che, ancora oggi, negli arsenali di mezzo mondo sono custodite talmente tante armi nucleari da trasformare il pianeta in un'enorme biglia di vetro.



Come afferma anche Michio Kaku, dall'alto della sua esperienza come fisico teorico e dal basso della sua folta chioma grigia, l'umanità è entrata in un momento talmente critico che nei prossimo 100 anni potremmo evolverci in una società completamente nuova, o distruggerci per sempre con un'arma completamente nuova.

tratto da: http://www.ditadifulmine.com/

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