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lunedì 22 febbraio 2010

Vita extraterrestre: critiche sulla “zona abitabile”

In astronomia, una zona abitabile (detta anche zona Goldilocks o Cintura Verde) è una regione dello spazio le cui condizioni favoriscono la presenza della vita. Anzitutto, affinché una zona del cosmo sia abitabile, deve rispettare delle importanti condizioni spaziali: deve infatti avere una certa posizione nella galassia (zona galattica abitabile), e un’altra determinata posizione all’interno di un sistema solare (zona circumstellare abitabile). I pianeti e le lune che rispettano queste prime condizioni sono i migliori candidati al sostentamento della vita. Nello specifico, il termine “zona abitabile” può anche riferirsi alla fascia del nostro Sistema Solare, che comprende, ovviamente, anche la Terra, estendendosi da una distanza dal Sole di 0,95 UA a una di 1,37 UA.



Gliese 581 c, il secondo pianeta orbitante attorno alla stella nana rossa Gliese 581 (a circa 20 anni luce dalla Terra), sembra essere il miglior esempio di pianeta extrasolare collocato nella teorica zona abitabile del suo sistema.

Ma questa teoria non accettata da tutti gli astronomi ed esobiologi.

Infatti il concetto di zona abitabile è stato criticato da Ian Stewart e Jack Cohen nel loro libro di astrobiologia “Evolving the Alien” per due motivi: in primis, considerare la “zona abitabile” come l’unica in grado di ospitare la vita, lascia supporre che possano esistere solo forme di vita simile a quelle terrestri, con le stesse esigenze e la stessa composizione; in secundis, anche ammettendo la validità della zona abitabile, possono benissimo esistere pianeti considerabili abitabili anche al di fuori della suddetta zona. Un esempio potrebbe essere Europa, satellite di Giove, che potrebbe ospitare, al di sotto del ghiaccio che lo ricopre, oceani d’acqua liquida con un ambiente simile a quello dei fondali oceanici terrestri. L’esistenza di estremofili sulla Terra fa sì che l’esistenza della vita su Europa sembri un’ipotesi plausibile. Il biologo planetario Carl Sagan sosteneva che la vita fosse possibile anche su pianeti giganti gassosi, come lo stesso Giove. La scoperta di forme di vita in un ambiente simile farebbero rivedere completamente le ipotesi sull’abitabilità di una determinata area dello spazio.

Differenti livelli di attività vulcanica, effetti lunari, e della massa planetaria possono influire sulla possibilità dei pianeti di sostenere la vita.

tratto da: http://www.centroufologicotaranto.wordpress.com/

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