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martedì 3 maggio 2011

Morte di BinLaden, tutto quello che ancora non si sa

Poche ore dopo avere annunciato la sua uccisione, il Pentagono ha subito precisato che il corpo di Osama Bin Laden era stato seppellito in mare. Non bisogna per forza essere dei complottisti per capire che questo aspetto scuscita alcune perplessita. Il governo americano ha spiegato che la ragione della sepoltura in mare di bin Laden si deve alla decisione di seguire il rituale islamico, che prevede che la salma vada seppellita entro 24 ore della morte. Ma perché in mare? Prima di tutto si voleva evitare di far diventare la tomba del terrosista un luogo di pellegrinaggio per fondamentalisti e affini, in secondo luogo Arabia Saudita e altri paesi arabi avrebbero rifiutato la salma. Il pentagono ha confermato che gli esami del dna hanno confermato l'identità dello sceicco del terrore, ma l'opinione pubblica resta in attesa di una prova regina, che ancora non è stata mostrata: la foto originale della salma. Ecco perchè gli scatti potrebbero non essere mai svelati.
Come già spiegato prima il rischio più concreto è quello di fare di Bin Laden un simbolo, un martire per la causa islamica, polarizzando lo scontro tra civiltà. Ecco perchè le foto non sono ancora state mostrate.

Dopo un lungo lavoro di intelligence, quattro anni fa i servizi segreti statunitensi scoprirono il nome di un corriere dello sceicco, ma ci vollero un paio di anni prima di identificare l’area in cui era attivo. Spiandone a lungo i movimenti, l’intelligence ha notato che il corriere faceva di frequente visita a un complesso di edifici a Abbottabad, una piccola cittadina a nord raggiungibile in un’ora di automobile da Islamabad.

Identificato il nascondiglio, nelle settimane seguenti gli analisti della CIA hanno studiato le immagini satellitari e i rapporti degli agenti sul campo per capire quante persone abitassero all’interno del complesso e se ci fosse davvero il famoso terrorista. Una volta accertato il bersaglio la missione dei Navy Seals era quella di uccidere Osama bin Laden e non di catturarlo: «Era una operazione programmata per uccidere», hanno rivelato una fonte del Pentagono. E il team impiegato ha ucciso il capo di Al Qaida con alcuni colpi sparati alla testa. Proprio la fine cruenta che ha deturpato il viso avrebbe consigliato agli americani di aspettare per mostrare il cadavere, per non far sembrare il tutto un'ostentazione di un trofeo macabro di guerra. Ma si sa che al giorno d'oggi senza prove non si va avanti, e dopo la foto falsa diffusa dai media pakistani, il mondo aspetta qualcosa di concreto, per evitare una scia di sospetti, polemiche e miti alla Elvis.

E' certo che le prove non manchino agli statunitensi. E' già stato diffuso un video dalla ABC in cui si vede il covo, isolato dal mondo ma realtivamente grande: ad ogni modo niente internet, niente tv, letti e brande con materassi non più alti di 4 dita. Pochi mobili essenziali, in legno compensato, solo tappeti per sedersi.

Ma la parte più rilevante è quella in cui si vedrebbe l'intrusione nel nascondiglio, con lo sceicco che tenta di opporre resistenza dopo un violentissimo conflitto a fuoco. Sarebbe stata ripresa anche la scena in cui BinLaden tenta di farsi scudo di una delle due mogli. Insomma le prove ci sono, numerose, com'era lecito attendersi. Se mostrarle tutte, o in parte è una decisione che spetta in questo caso solo agli americani e alla loro gestione del dopo, con il pensiero che corre subito al pericolo immediato di ritorsioni da parte di cellule fondamentaliste per vendicare il loro nuovo martire.

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