Panoramica:

domenica 28 marzo 2010

All’interno della Grande Macchia Rossa di Giove


Due immagini della Grande Macchia Rossa su Giove. Quella di sinistra, la più recente, mostra dettagli mai visti prima. Cortesia: ESO.


Nuove immagini ottenute con il Very Large Telescope dell’ESO (European Sourthern Observatory) e con altri telescopi terrestri estremamente potenti, mostrano dei vortici di aria più calda e regioni più fredde mai viste prima all’interno della Grande Macchia Rosa di Giove, ricavando la prima mappa climatica dettagliata dell’interno del gigantesco sistema temporalesco che permette di legare la temperatura, i venti, la pressione e la composizione con il colore della Macchia.

“Questa è la nostra prima osservazione dettagliata dell’interno del più grande temporale del Sistema Solare” afferma Glenn Orton, che guida il gruppo di astronomi che hanno compiuto lo studio. “Un tempo pensavamo che la Grande Macchia Rossa fosse un banale e vecchio ovale quasi completamente privo di struttura, ma questi nuovi risultati mostrano che è, in effetti, estremamente complicato“.

Le osservazioni rivelano che il colore rosso intenso della Grande Macchia Rossa corrisponde alla regione più calda (core) all’interno del sistema temporalesco che presenta temperature più basse; le immagini mostrano, inoltre, linee scure sul confine con il temporale dove i gas stanno scendendo nelle regioni più profonde del pianeta. Le osservazioni dettagliate, che sono state pubblicate nella rivista Icarus sotto il titolo “Thermal Structure and Composition of Jupiter’s Great Red Spot from High-Resolution Thermal Imaging”, danno un’idea del movimento circolatorio che si viene a creare nelle regioni temporalesche più famose del nostro Sistema Solare.

Appassionati di astronomia hanno osservato la Grande Macchia Rossa cambiare da una forma ad un’altra per vari secoli, con costanti osservazioni che risalgono fino al XIX secolo. La Macchia, una regione con una temperatura di circa -160 °C, è talmente vasta che all’interno potrebbe starci ben tre volte la Terra.

Le immagini “termiche” sono state ottenute con lo strumento VISIR (VLT Imager and Spectrometer for Mid Infrared) che fa parte del Very Large Telescope dell’ESO, Cile, e con ulteriori dati ottenuti dal Gemini South Telescope del Cile e dal National Astronomical Observatory del giapponese Subaru Telescope alle Isole Hawaii. Le immagini hanno un livello di risoluzione senza precedenti e permettono di estendere la copertura fornita dalla sonda spaziale Galileo della NASA circa vent’anni fa. Oltre alle osservazioni della struttura di nubi gioviane ottenute con l’Infrared Telescope Facility della NASA alla Hawaii, il livello del dettaglio da un punto di vista termico ottenuto con questi grandi osservatori per la prima volta viene confrontato con le immagini in luce visibile ottenute con l’Hubble Space Telescope della NASA.

VISIR permette di mappare la temperatura, l’aerosol e l’ammoniaca entro e tutto intorno al temporale gioviano. Ciascuno di questi parametri possono fornire un’indicazione di come il clima e la circolazione cambiano all’interno del temporale, sia nello spazio che nel tempo. Le osservazioni più recenti di VISIR hanno rivelato che esso è incredibilmente stabile nonostante la turbolenza, gli incontri ravvicinati con altri anticicloni che vengono a disturbare e a modificare la forma del sistema temporalesco.

“Una delle scoperte più affascinanti mostra che la parte centrale di colore arancio-rosso è una macchia di circa 3-4 gradi più calda dell’ambiente circostante” ha affermato il primo autore Leigh Fletcher. Questa differenza in temperatura che non sembra molto grande, in realtà è sufficiente a permettere la circolazione del temporale, di solito anti oraria e a creare una debole circolazione oraria nel centro del temporale.

“E’ la prima volta che possiamo affermare che vi è un’intima correlazione tra le condizioni ambientali – temperatura, venti, pressione e composizione- e l’attuale colore della Grande Macchia Rossa” ha concluso Fletcher. “Sebbene possiamo fare solo delle ipotesi, non sappiamo ancora per certo quale chimica e che processi stiano comportando il colore rosso molto intenso, ma ora sappiamo che è correlato con i cambiamenti nelle condizioni ambientali proprio nel cuore del temporale“.

Fonte ESO Press Release: http://www.eso.org/public/news/eso1010/ http://www.gruppolocale.it/

sabrina masiero

0 commenti:

Posta un commento

lasciate pure i vostri commenti! oppure scriveteci per email: a370gradi@yahoo.it

Vetrina Aggiornamenti

Iscriviti per email

Archivio Blog

Blog Archive