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venerdì 19 dicembre 2008

COMBUSTIONE UMANA SPONTANEA(1°PUNTO DI VISTA)

Qualche osso annerito, un po' di cenere e un pezzo di gamba con un piede assurdamente intatto. Nella stanza, tracce di fumo sul soffitto e sulle pareti, e oggetti di plastica rammolliti. Ma quasi nulla altro sembra danneggiato, tranne i macabri resti della vittima. Così sono state a volte ritrovate, carbonizzate nelle loro case, alcuni persone, come se l'incendio si fosse limitato al loro corpo. Esiste veramente una "combustione umana spontanea", ovvero un'improvvisa e misteriosa reazione chimica all'interno del corpo umano? Alcuni casi si sono rivelati montature dei media. Tra le congetture di tipo fisiologico avanzate da due secoli - a partire dal caso della contessa Bandi di Cesena nel 1731 - vi furono invece l'alcoolismo, che imbibirebbe i tessuti del corpo di etanolo; metano intestinale mescolato a composti infiammabili come la fosfina; elettricità statica; fulmini globulari penetrati nella stanza; nuovi processi metabolici che la scienza non sa scoprire, ecc. Come dimostrato praticamente già nel 1851 dal famoso chimico tedesco Liebig, la carne non puó però bruciare come il legno, nemmeno se lasciata macerare a lungo in alcool, ma occorre fornire notevoli quantitá di calore dall'esterno (alte concentrazioni di etanolo nel corpo sarebbero comunque mortali per avvelenamento). Nessun libro di medicina legale fa cenno a questo fenomeno, di cui non esiste alcuna testimonianza oculare, e in nessun caso le autopsie hanno trovato che gli organi interni delle vittime fossero più danneggiati delle parti esterne. Inoltre, esaminando molti esempi, emergono dei fattori comuni che sembrano spiegare i fatti in modo del tutto normale. Le vittime erano di solito anziane, avevano assunto alcool o sonniferi , ed era sempre presente una fonte di fuoco esterna: sigarette, pipe, scaldini, stufe, caminetti eccetera. Spesso vi era anche una fonte supplementare di combustibile, come materassi o poltrone imbottite. Se l'assunzione di alcool non rende un corpo più infiammabile, sicuramente facilita il verificarsi di incidenti, a causa dello stato di ebbrezza che induce. Infine, sono state spesso riportate abbondanti tracce di una sostanza grassa che impregnava gli oggetti circostanti. Pare dimostrato che esista un "effetto candela inverso": i vestiti iniziano a bruciare carbonizzando parte del corpo e facendone colare il grasso, che li impregna e alimenta ulteriormente la combustione: come una candela con lo stoppino attorno anziché in centro. Questo si accorda anche col fatto che le vittime solitamente non erano magre, e che gli arti - soprattutto inferiori - che contengono meno grasso e spesso non sono coperte da indumenti, sono le parti che piú facilmente si salvano, e restano ad aggiungere orrore alla scena dell'incidente. Manca peraltro una controprova sperimentale completa che un risultato scambiabile per combustione spontanea sia riproducibile in laboratorio. Sarebbero forse necessari ulteriori test pratici: da condurre magari, per sdrammatizzare, su una porchetta.

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